IT
Branches. Memorie fluide.
L’idea di attraversare una dimensione in cui tutto è suddiviso in blocchi di significato, ricondotto a schemi espressivi separati e dove tutto ricade in una categoria decodificabile e discreta, attiene più alla nostra necessità classificatoria, al bisogno di catalogare per conoscere e al censire per controllare, che non all’essenza del reale e alle dinamiche dell’esistenza che per loro natura sono fuggevoli, fluide, un vissuto continuo e in costante progressione, senza margini né caselle prestabilite.
Ricomporre il tempo esteriore, spazializzato, e quello interiore in un’unica ininterrotta durata affinché emerga il flusso continuo di un divenire paziente quanto inarrestabile, che sappia dare forma e interpretazione alla complessità dell’esistenza, dove un dentro e un fuori convivano in un rapporto di fitto interscambio, modellando le strutture visibili e invisibili della nostra vita, è l’oggetto su cui si articola questa nuova ricerca artistica di Giuseppe Rinaldo Basili. Una meditazione tesa ed energica in cui le stratificazioni della memoria si sovrappongono alle suggestioni visive e tutte insieme delineano una nuova ritmica estetica, dominata dalla possenza cromatica e dall’effetto traslucido delle variazioni luministiche, dai riflessi in controluce come visioni affioranti.
Al di là degli esiti visuali e della inevitabile variazione della modulazione formale, le opere di Basili spiccano tutte per un solidissimo progetto estetico, che, sviluppato nel corso degli ultimi due decenni, coniuga decorativismo concettuale e densità contemplativa, con esiti non marginali di qualità artistica e tensione speculativa. In Basili, classicista consapevole, il tema della relazione tra forma e spazio è perseguito con convinzione e perseveranza, sebbene oscurato da un esuberante, a tratti eccedente, cromatismo. Il rigore compositivo è cifra stilistica innegabile, anche quando sottostà alla vibrazione dei pattern cromatici, dissimulato dal pullulare di superfici dove la saturazione dei toni innesta dinamismi carichi e instabili. Tutto questo, ma ulteriormente raffinato, ritorna nella ultima esplorazione artistica di questo artista, Branches, dove l’azione combinatoria che ha trasformato i pigmenti in gocce e poi in petali e infine in soffioni, tende ora a estroflettere la pennellata al di fuori del suo margine per poi arricchirla, quando in densità materica e quando in trasparenze modulate. Si tratta di un passaggio fondamentale nella poetica di questo artista che, dalla dimensione discreta e separata del gesto-segno evolve nel flusso, nella continuità battente, visto l’esito visivo, dell’intreccio, della sovrapposizione, che prevale sulla relazione di contiguità circoscritta fino a oggi sperimentata.
Come nell’esistenza, dove presente e memoria si intersecano fino a contaminarsi, nelle opere di questa ultima tornata, scansione e flusso dialogano reciprocamente, costruendo relazioni plurime e complementari, condizioni di tensione apparente e di armonia dinamica. In Branches, Basili dispiega sul segno un carico mnemonico; fa convergere ricordi che si depositano sul tratto denso e ondeggiante, cromaticamente fluente, e sul suo patrimonio di memorie involontarie che vi si legano, in un esercizio combinatorio in cui tutto ciò che ci circonda è rimando o metamorfosi o immedesimazione, tanto a livello di formalismi esteriori quanto nell’intimo accadere della coscienza soggettiva. I colori, al solito brillanti, perdono purezza e si contaminano; le luci scorrono sulle superfici ruvide di questi rami (o radici?) materici e perlacei, determinando piani tridimensionali e strutture analitiche. Ne discende una superficie mobile di gestualità segniche, dalla euritmia equilibrata che squaderna su trame fibrose una spazialità in fermento.
Ed ecco dunque, che rimanendo coerenti nei principi estetici, stilistici e compositivi, la natura diventa riflessione interiore, punto di partenza per un viaggio esplorativo nella propria dimensione creativa, nella propria identità esistenziale e attraverso questa si delinea un viaggio nella memoria tanto personale quanto condivisa, occasione contemplativa nella costante ricerca del sé in relazione al mondo.
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EN
Branches. Fluid Memories.
The idea of traversing a dimension where everything is segmented into blocks of meaning, reduced to separate expressive patterns, and where everything falls into a classifiable and discrete category, pertains more to our need for classification—the need to catalogue in order to know and to survey in order to control—than to the essence of reality and the dynamics of existence. By their very nature, these are fleeting, fluid, a continuous lived experience in constant progression, with no predetermined margins or boxes. Recomposing exterior, spatialized time and interior time into a single, uninterrupted duration—so that the continuous flow of a patient yet unstoppable becoming might emerge, one capable of shaping and interpreting the complexity of existence where an inside and an outside coexist in a relationship of close interchange, modeling the visible and invisible structures of our life—is the subject around which this new artistic research by Giuseppe Rinaldo Basili is articulated. It is a tense and energetic meditation in which the stratifications of memory overlap with visual suggestions, and all together delineate a new aesthetic rhythm. This rhythm is dominated by chromatic power and the translucent effect of light variations, by reflections against the light like surfacing visions. Beyond the visual outcomes and the inevitable variation of formal modulation, Basili’s works all stand out for a supremely solid aesthetic project. Developed over the last two decades, this project combines conceptual decorativism and contemplative density, resulting in significant artistic quality and speculative tension. In Basili, a conscious classicist, the theme of the relationship between form and space is pursued with conviction and perseverance, albeit sometimes overshadowed by an exuberant, at times excessive, chromatism. Compositional rigor is an undeniable stylistic trait, even when it is subject to the vibration of chromatic patterns, disguised by the teeming surfaces where the saturation of tones introduces unstable, loaded dynamisms. All of this, but further refined, returns in this artist’s latest artistic exploration, Branches. Here, the combinatory action that transformed pigments into drops, then into petals, and finally into dandelions, now tends to push the brushstroke outside its margin and then enrich it, sometimes with material density and sometimes with modulated transparencies. This marks a fundamental shift in the artist’s poetic, evolving from the discrete and separate dimension of the gesture-sign into the flow—the visually rhythmic continuity—of interweaving and superimposition, which now prevails over the previously experimented relation of circumscribed contiguity. Just as in existence, where present and memory intersect until they contaminate one another, in the works of this latest series, scanning and flow engage in a reciprocal dialogue, constructing multiple and complementary relationships, conditions of apparent tension and dynamic harmony. In Branches, Basili deploys a mnemonic load onto the sign; he converges memories that settle on the dense, undulating, chromatically flowing stroke, and on his patrimony of involuntary memories that link to it. This is a combinatory exercise in which everything surrounding us is a reference, a metamorphosis, or an identification, both in terms of exterior formalisms and in the intimate occurrence of subjective consciousness. The colors, as usual bright, lose purity and become contaminated; lights glide across the rough, material, pearly surfaces of these branches (or roots?), determining three-dimensional planes and analytical structures. What ensues is a mobile surface of gestural signs, possessing an balanced eurhythmy that unfurls a fermenting spatiality onto fibrous textures. And so, remaining consistent in aesthetic, stylistic, and compositional principles, nature becomes interior reflection, a starting point for an exploratory journey into one’s own creative dimension, one’s own existential identity. Through this, a journey into memory, both personal and shared, is outlined—a contemplative occasion in the constant search for the self in relation to the world.
